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Il secondo libro della trilogia tecno-thriller di F. CottiFUTURO IGNOTO

SECONDO LIBRO DELLA TRILOGIA

  e-book

  copertina flessibile

 

2014. 

La storia segue i protagonisti un anno e mezzo dopo gli eventi del primo romanzo “La Giusta Decisione”. 

 

Saverio Mora si ritrova immerso nella politicamente ambigua realtà dei nuovi Servizi Segreti italiani e sarà costretto, suo malgrado, a seguire una difficilissima indagine su un devastante attentato terroristico sul suolo italiano.
L’ex Incursore Matteo Giuliani, non riuscendo più ad inserirsi nella vita civile, accetta un incarico di operatore di scorte armate nel tormentato Iraq infestato da una strisciante e costante guerra civile tra fazioni criminali. 

Due storie parallele, apparentemente senza punti di contatto, che guideranno il lettore attraverso diverse ambientazioni: dalla vita dei “contractor” in Iraq allo svolgimento di indagini complesse per la caccia di un solitario terrorista in Italia. 

Una storia avvincente e piena di realismo nei dettagli tecnici e nelle procedure operative dove l’autore si è avvalso della consulenza tecnica del Gruppo Intervento Speciale dell’Arma dei Carabinieri.

 

Nuovi personaggi si affiancano a Saverio e Matteo in questa loro nuova avventura:

  • Capitano Giuseppe Greco: Ufficiale del Nucleo Tiratori Scelti e Ricognitori del Gruppo Intervento Speciale. Impegnato in un’attività d’intelligence in una città del nord Italia sarà protagonista coi suoi colleghi di una caccia all’uomo senza quartiere.

  • Marie Christine “Mak” Frenette: Una giovane donna con passato misterioso che affronta la realtà operativa dei contractor.

 

FAQ sul romanzo 

Questo romanzo è una storia a sé oppure una continuazione de “La Giusta Decisione”?
E’ la continuazione del primo romanzo. Consiglio di leggere “La Giusta Decisione” prima di apprestarsi ad affrontare “Futuro Ignoto”, perché l’estrema complessità dei personaggi è tale che solo una lettura di entrambi i romanzi è essenziale per capire al meglio il contesto, l’universo, dove si svolgono le storie. L’ho fatto apposta? Si, l’ho fatto apposta.

Il romanzo è di fatto lo svolgersi di due storie parallele: una in Italia ed una in Iraq. Senza apparenti punti di contatto.

Perché questa scelta narrativa?
Ammetto che per un momento ho cercato di organizzare le due storie come due romanzi separati. Le idee c’erano tutte come ulteriori episodi, per entrambe le linee narrative, per scrivere effettivamente due romanzi. Ma poi, a conti fatti, mi sono accorto che li avrei pubblicati nel 2020.
Quindi ho deciso di dare al lettore la possibilità di leggere due racconti lunghi. Alla fine questa scelta mi ha soddisfatto e non è escluso che la applichi di nuovo in futuro.

Quindi hai in mente un terzo romanzo?
Certo!

Descrivi i nuovi personaggi presenti nel romanzo.
Introduco tre personaggi principali, che affiancano quelli che i lettori già conoscevano. Sono personaggi a modo loro molto profondi. Il personaggio di Marie Christine “Mak” è stato molto interessante da sviluppare. Probabilmente è quello che maggiormente ha motivato la stesura del romanzo. Ho affrontato la sfida di creare un personaggio misterioso, femminile, certamente alieno in questa tipologia di romanzi. E’ stato difficile trovare un punto di equilibrio nel tratteggiare un profilo psicologico tormentato quanto allo stesso tempo femminile. Il tutto calato in un contesto estremamente ambiguo come quello del fenomeno “contractor”. Mi sono ispirato ad una donna che esiste davvero, che ho conosciuto, ma che non è del circuito dei “contractor”. Fa altro, ora, nella vita. Se ne facesse parte, sicuramente, userebbe le sue qualità e la sua tenacia per essere molto meglio dei colleghi uomini.

Giuseppe Greco è la trasposizione romanzata (in inglese c’è un termine perfetto per questi casi: loosely based) di un ufficiale del GIS che ho l’onore di conoscere. Rappresenta l’esempio tipico di un ufficiale di un Reparto Speciale, con in più la disciplina e la motivazione che contraddistinguono gli appartenenti all’Arma dei Carabinieri. Motivato, serio ed onesto fino al midollo. Ha qualche difetto? Lo saprete leggendo il romanzo. Andrea Ferrari invece è un personaggio inventato. Ho cercato di creare un personaggio che rappresenta un “certo modo di pensare” presente nella mia provincia. Forse sono stato fin troppo tiepido nel descrivere certe mentalità. Sono certo però di aver creato un protagonista molto interessante. Ed inquietante.

Tattiche e descrizioni tecniche: quanto c’è di tuo e quanto è “consulenza esterna”?
Come già accennato in questo romanzo mi sono avvalso della magnifica opportunità di essere stato ospite alla sede della 2^ Brigata Mobile, a Livorno, dove ha la base il Gruppo Intervento Speciale. Ho avuto l’occasione di intervistare gli operatori del Reparto con domande e con briefing non di tipo giornalistico.(ho la documentazione e le autorizzazioni che attestano tale attività). Esperienza davvero interessante che mi ha dato input ed idee per scrivere almeno due romanzi. Molte delle informazioni che trovate nel romanzo provengono dai colloqui avvenuti durante quella visita, ma in certi casi ho integrato queste informazioni con il fatto che la narrazione è collocata qualche anno nel futuro, e quindi con gli operatori ho concordato la fattibilità dell’applicazione di certe tecnologie, oggi emergenti, ma che potrebbero però essere operative nel 2014.

Per la parte della storia che si svolge in Iraq ho avuto un intenso scambio di informazioni con due ex-contractor italiani attivi nel teatro iracheno dal 2006 al 2009. Senza troppi fronzoli mi hanno descritto la realtà delle scorte armate all’estero. Un ambiente ambiguo, dove la chiarezza contrattuale spesso fa a pugni con la ancor meno veridicità dei curriculum della gente che svolge questi incarichi. Spesso nello stesso veicolo, a scorta di camion che trasportano beni da una città all’altra di quella nazione, si può trovare un ex-Forze Speciali con N missioni operative alle spalle, assieme allo spiantato che ha visto la guerra solo attraverso la Playstation, ma che ha l’enorme desiderio di compiere “un’avventura” almeno una volta nella vita. Nella stragrande maggioranza delle volte questa gente si scontra con la dura e noiosissima realtà di questo tipo di servizi di scorta. Ma quelle volte in cui le pallottole sono davvero fischiate nell’aria, solo chi aveva un solido background militare precedente è riuscito a portare a casa la pelle. Lo scopo di questo romanzo è, a modo mio, quello di fare chiarezza sulla figura del contractor. Non è un mercenario, non è un supersoldato. E’ un civile armato che deve far la guardia a dei beni di un’azienda. Chi dice il contrario mente, sapendo di mentire. Oppure ha un sacco di confusione in testa, come tanti giornalisti.

Questo romanzo è stato sviluppato in un tempo maggiore rispetto al primo. Come mai?
Ho avuto meno tempo libero da dedicarci: molto semplice. Nonostante tutto ho una vita piuttosto “piena” e forse, a volte non riesco ad organizzare il tempo in maniera ottimizzata (ma chi ci riesce?). Però le “nuove tecnologie” mi sono venute incontro in svariati modi per sviluppare le bozze del romanzo. Innanzi tutto è stato sviluppato tenendo i vari file dei capitoli su svariate memorie USB criptate e sempre sincronizzate tra loro. Dove mi trovavo, se avevo accesso ad un pc qualsiasi, collegavo una di queste memorie USB, e scrivevo. In assenza di pc fissi e/o notebook, molte parti (ed intendo davvero “molte”) sono state scritte utilizzando il mio smartphone HTC con tastiera estesa slide. L’ultimo della sua generazione con tale caratteristica, e che mi tengo ben stretto. Ho scritto capitoli, o porzione di essi, mentre ero in spiaggia, su un tavolo da picnic dopo un BBQ, fermo in coda in autostrada. Poi, una volta a casa, scaricavo tutto sul mio notebook principale e riassemblavo tutto con Word. Più di una volta ho utilizzato anche i servizi Cloud di Google per scrivere al volo idee utilizzando sistemi non di mia proprietà, ma collegati ad Internet.

Direi proprio che non appartengo allo stereotipo (anche se qualcuno ostinatamente SEMBRA ancora esserci) dello scrittore che si siede a metà mattina con al sua tazza fumante davanti al suo pc fisso (assolutamente non Windows), e dopo qualche minuto a contemplare in silenzio il paesaggio fuori dalla finestra, scrive. Oppure quello che scrive di notte “perché è più tranquillo”. Macché. Io ho sempre scritto, di fretta, al volo, in orari diurni e dove potevo. E ce l’ho fatta lo stesso. Sintomo dei tempi attuali? Lo scrittore multipiattaforma? Può essere. Non è la condizione ideale, ovvio, ma il mio messaggio è: “Non rinunciate a scrivere solo perché non riuscite a trovare il tempo per sedervi N ore in tranquillità davanti al VOSTRO pc fisso. Le nuove tecnologie permettono di esprimervi ovunque voi siate. E’ solo una questione di motivazione.

Anche stavolta citi marchi e modelli di oggetti di uso quotidiano. Ma sei sponsorizzato?
No. Magari. Semplicemente amo dare descrizioni chiare che permettono al lettore a visualizzare ancora meglio l’immagine mentale generate dalla lettura. Non sono ancora così importante da dover essere costretto ad abbruttire un passaggio di un paragrafo con giri di parole funanbolici pur di non citare la marca/modello di qualcosa che non è il mio sponsor, o peggio, è in conflitto coi miei sponsor ufficiali. E’ successo a Clancy nei suoi romanzi dei primi anni ‘90, succede in ogni romanzo di McNab. Sono invidioso? Si, sono invidioso.

 

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